FOTOGRAFE

2025-26

Moira ricci

Moira Ricci è un’artista visiva italiana nata in Toscana e vive a Rimini. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ha sviluppato un linguaggio che combina fotografia, video e installazioni. Le sue opere esplorano temi legati alla memoria, all’identità e al rapporto tra passato e presente. È nota soprattutto per la serie “20.12.53 – 10.08.04”, in cui inserisce digitalmente la propria immagine nelle vecchie fotografie della madre scomparsa, creando un dialogo intimo e commovente. Ricci indaga spesso la dimensione familiare e il legame con la terra d’origine. Ha esposto in importanti musei in Italia e all’estero. Il suo lavoro unisce documentazione e immaginazione, realismo e sogno. È considerata una delle voci più originali della fotografia contemporanea italiana.

Cristina Núñez

Cristina Núñez, nata nel 1962 in Spagna, è un’artista e fotografa conosciuta per il suo approccio profondamente autobiografico e terapeutico all’autoritratto. Dopo un’adolescenza difficile, segnata dalla dipendenza da eroina e da una forte crisi di autostima, inizia nel 1988 a usare la fotografia come mezzo di auto-espressione e guarigione personale. Autodidatta, trasforma la pratica dell’autoritratto in un linguaggio artistico e psicologico, sviluppando nel 2004 il metodo The Self-Portrait Experience (SPEX), che utilizza in laboratori e progetti collettivi per aiutare le persone a esplorare la propria identità e le proprie emozioni. Le sue opere, tra cui il progetto autobiografico Someone to Love, uniscono immagini, testi e video per raccontare la vulnerabilità e la ricerca di amore e accettazione. Núñez ha tenuto workshop in musei, scuole, carceri e centri di salute mentale in tutto il mondo. Oggi vive nel nord della Francia e continua a lavorare a livello internazionale, unendo arte, terapia e attivismo sociale.

Vivian Maier

Vivian Maier è nata a New York l’1 febbraio del 1926, Pochi anni dopo la sua nascita i genitori si separarono e Vivian rimase con la madre. Le due si trasferirono a casa di Jeanne Bertrand, una fotografa e fu proprio a lei a trasmettere l’amore per la fotografia. Vivian lavorò sempre come tata, le piacevano molto i bambini e come hobby amava  fotografare il mondo che la circondava ma anche le persone soprattutto i bambini che curava. Vivian fu scoperta nel 2007 dal figlio di un rigattiere John Maloof e verso la fine del 2008, Vivian ebbe un incidente e fu ricoverata in ospedale. Il 21 aprile 2009 Vivian Maier morì senza sapere che John Maloof la stava cercando e Vivian fu scoperta nel 2007 da John Maloof. Il ragazzo stava facendo delle ricerche su Chicago, non avendo molto materiale acquistò a un’asta un box pieno di oggetti che appartenevano a una donna che aveva problemi economici, Il ragazzo trovò una cassa piena di negativi e cominciò a stampare alcune foto e a condividerle anche online, ed ebbe un successo enorme tanto che il ragazzo andò alla ricerca dell’autrice. Trovò solo il suo necrologio e il nome di John, Lane e Matthew Gensburg, i bambini che aveva curato per 20 anni, e che definiscono Maier «una seconda madre» e la descrivono come una donna riservata, solitaria, che usava la sua Brownie prima e poi la Leica come un filtro tra lei e il mondo. La sua carriera Per Maloof fu recuperare i negativi della babysitter franco–americana è diventata “una missione”.  La sua casa è piena di oggetti personali di Vivian, un paio di scarpe rosse, vecchi scontrini, ritagli di giornale, gioielli e i cappelli da cui raramente Vivian si separava. L’agente immobiliare non è stato stregato solo dalla fotografia, ma da tutto il mondo di silenzi e solitudine, la camera oscura dell’anima di Vivian Maier.